The seeding stimulates sharing and virality

Quando parliamo di viral video, subito pensiamo a video che in qualche modo si sono diffusi in rete, per lo più: gattini, bambini, situazioni divertenti.

Ma come fa un brand a fare in modo che il proprio contenuto diventi virale?

In questo caso entra il scena il Seeding (letteralmente vuol dire semina),
 ovvero l’attività di diffondere in rete dei contenuti (come ad esempio un video), con l’obiettivo di renderli virali.

Quando parliamo di seeding non ci discostiamo molto dal parlare di Media Planning. Fondamentalmente si tratta di individuare quelli che sono i canali migliori su cui pianificare una campagna, in base a parametri come target e content in funzione dell’obiettivo in base al budget di cui si dispone.

La differenza, tra un media plan e un seeding plan, sta nell’importanza che diamo alla condivisione spontanea del materiale pubblicitario, che è poi ciò che definisce l’aggettivo virale. In pratica, se per un banner con un offerta tendiamo a scegliere grossi circuiti display tipo google adwords, per un video o un contenuto virale, punteremo innanzitutto ad ambienti web dove è stimolata la condivisione
Quindi cerchiamo di stimarne un valore di impatto virale di ciascun publisher, facendo anche una valutazione qualitativa oltre che quantitativa e prevedere con precisione la condivisibilità di un video.

Le operazione di una campagna seeding sono:

  • Promozione di un video
  • Embedded video su blog, social network, piattaforme, etc.
  • Stimolare la sharabily sui social con like, commenti, retweet, etc.
  • Misurazione degli obiettivi come: views, engagement, leeds, etc.

Attraverso la produzione di un video virale, siamo in grado di raccontare il brand, e veicolare le campagne sul web spingendo i contenuti in rete per incuriosire il pubblico ed invitare gli utenti a partecipare alla campagna.

L’obiettivo è generare il passaparola, le conversazioni, innescando, così, la propagazione virale, ovvero diffondere con efficacia una campagna on line per avere un’amplificazione spontanea e massimizzare i risultati di comunicazione e marketing.

Il passaparola generato sarà funzionale all’attivazione su larga scala degli utenti con la finalità di generare brand awareness, conversioni dal web in termini di engagement, lead generation, fino alla vendita dei prodotti.

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